
Google ha recentemente pubblicato sulla sua pagina “Google Transparency Report: Government Requests” il numero totale di richieste effettuate dai Governi di tutte le nazioni del mondo affinché fornisse loro l’accesso ai dati di alcuni utenti dei servizi Google è affinché Google rimuovesse dai propri servizi alcuni contenuti presenti in rete.
Fra i dati presentati dal motore di ricerca, in cui spicca la richiesta del governo degli Stati Uniti d’America, il quale ha richiesto accesso a 4287 dati di utenti, sono presenti anche i dati relativi all’Italia e alle richieste del nostro Governo.
Ebbene, i dati relativi alle richieste effettuate dal Governo Italiano NEL SOLO ARCO DI TEMPO GENNAIO 2010 – GIUGNO 2010 si dispongono in questo modo:
DATI TOTALI:
651 richieste di accesso ai dati di utenti
69 richieste di rimozione, per un totale di 1655 elementi
97.1% delle richieste di rimozione sono state eseguite, con:
Blogger:
11 ordinanze giudiziarie per la rimozione di contenuti
1 ordinanze non-giudiziarie per la rimozione di contenuti
15 gli oggetti di cui è stata richiesta la rimozione
Groups:
1 ordinanze giudiziarie per la rimozione di contenuti
1 gli oggetti di cui è stata richiesta la rimozione
YouTube:
19 ordinanze giudiziarie per la rimozione di contenuti
37 ordinanze non-giudiziarie per la rimozione di contenuti
1639 gli oggetti di cui è stata chiesta la rimozione
Se paragoniamo il numero di richieste effettuate dal Governo Italiano e quelle del Governo USA per quanto riguarda l’accesso ai dati degli utenti, verifichiamo che le richieste degli Stati Uniti sono di 6 volte superiori a quelle del Governo Italiano. Tuttavia, facendo un’adeguata proporzione tra il numero di abitanti degli Stati Uniti e quello dell’Italia, (300 milioni di persone USA contro 60 milioni ITA) ci accorgiamo che la proporzione è comunque circa di 5 a 1, di conseguenza si potrebbe trarre la conclusione che, in proporzione, Stati Uniti e Italia sono impiccioni allo stesso modo, per quanto riguarda l’accesso ai dati degli utenti.
Chiaramente ci rendiamo conto che i calcoli relativi alle richieste di accesso ai dati non possono essere considerati perfetti, dal momento che i Governi dei vari Paesi potrebbero richiedere a Google accesso ai dati di persone che non hanno la stessa nazionalità del paese richiedente (per esempio potenziali terroristi stranieri, latitanti internazionali e così via).
Più interessanti sono i dati relativi a YouTube. Se è vero che la proporzione tra le richieste di accesso ai dati è di 6-1 se paragoniamo Stati Uniti e Italia, la proporzione non è rispettata se guardiamo alle richieste di cancellazione di filmati su YouTube. Addirittura, si ribalta, e non di poco.
Infatti, dall’Italia sono partite 19 ordinanze giudiziarie e 37 non giudiziarie, le quali richiedevano la cancellazione di ben 1639 elementi di YouTube. Gli Stati Uniti, al contrario negli ultimi 6 mesi hanno richiesto la cancellazione di soli 169 elementi. La proporzione è di 9,6 – 1 per l’Italia. Il Governo Italiano, negli ultimi 6 mesi, ha chiesto la cancellazione di elementi di YouTube (presumibilmente di video e filmati) in proporzione 10 volte superiore alle richieste degli Stati Uniti.
Nelle F.A.Q. Google sottolinea come le richieste si riferiscano principalmente a questioni “criminali”. Tuttavia, specifica che ci sono degli elementi sfuggono a questa categoria. Citando testualmente: “presunta diffamazione, discorsi di odio, furto di identità”.
Sappiamo che il web è vasto, vastissimo, e che in una tale mole di dati ogni tanto emerga del marcio. Ora, sarebbe interessante scoprire se davvero gli Italiani, pur essendo di 6 volte inferiori in popolazione rispetto agli USA, producano 10 volte la quantità di video da censurare di quanti non ne producano gli Stati Uniti, e contribuiscano quindi in mole 10 volte superiore alla quantità di spazzatura digitale presente sul web.
Un’altra possibilità è che il nostro Governo sia stato investito da un’aura di santità e di senso di giustizia digitale e abbia deciso di dover effettuare un repulisti generale del web, intervenendo anche su video di responsabilità non direttamente italiana; a questo punto bisognerebbe però discutere dell’opportunità di questa condotta.
Oppure è l’ennesima riprova del fatto che la libertà di espressione, nel nostro Paese, si sta sempre più affievolendo.
Link: Google Transparency Report
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